A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

ai docenti e formatori

Torino, 12 aprile 2021

175 anni fa come oggi

«Rispose cortesemente il sig. Pinardi: “Scaverò, farò gradini, cambierò pavimento. Ma ci tengo che faccia qui il suo laboratorio”. “Non un laboratorio”, ribatté don Boscoma un Oratorio, una piccola chiesa per radunare i ragazzi”. “Meglio ancora”, riprese il sig. Pinardi. “Io sono un cantore e verrò a darle una mano. Porterò due sedie: una per me e una per mia moglie. Su, facciamo questo contratto”. Quel brav’uomo era veramente contento di avere una chiesa in casa sua. “Ma quanto volete di affitto?”, chiese don Bosco. “Trecento lire. Mi vogliono dare di più, ma preferisco affittare a un prete, specialmente se vuole fare una chiesa”. “Di lire gliene do trecentoventi”, rilanciò don Bosco, “a patto che mi affitti anche la striscia di terra che corre intorno alla tettoia, per farvi giocare i ragazzi. Deve però darmi la sua parola che potrò venire coi miei ragazzi già domenica prossima”. “D’accordo. Contratto concluso. Domenica venga pure: sarà tutto a posto”, concluse il sig. Pinardi».

Così don Bosco racconta come la Provvidenza gli offrì la sede stabile per l’Oratorio, dopo due anni di continui rifiuti e sfratti, dopo fatiche, umiliazioni e pianti, preghiere e richieste… fino all’ingresso solenne nella tettoia Pinardi: era il 12 aprile 1846, 175 anni fa come oggi. Era domenica di Pasqua, giorno di festa, giorno di rinascita e resurrezione. Così è oggi per noi: che bello rivedere i cortili pieni e sentire il vociare di alunni e docenti! Oggi come allora la gioia è grande: oggi è giorno di rinascita!

Il racconto di don Bosco continua così:

«Tornai di corsa dai giovani, li raccolsi attorno a me e mi misi a gridare: “Allegri, figli miei! Abbiamo l’Oratorio dal quale più nessuno ci manderà via. Avremo chiesa, scuole e cortili per saltare e giocare”. Le mie parole furono accolte da un entusiasmo indescrivibile. Chi correva, chi saltava di gioia, chi rimaneva immobile come una statua per lo stupore, chi gridava, chi esultava. La nostra Mamma del Cielo, che quel mattino eravamo andati a pregare a Madonna di Campagna, ci aveva ascoltato. Per ringraziarla, ci siamo inginocchiati sull’erba per l’ultima volta, e abbiamo recitato il Rosario. La domenica successiva, il 12 aprile, era Pasqua e siamo andati a prendere possesso della nostra casa».

Siamo in zona arancione. Siamo tornati a scuola. Non è ancora finita, ma ci auguriamo e cerchiamo di fare in modo che sia un primo passo. Ringraziamo di essere tornati e preghiamo perché la situazione non peggiori nuovamente. Vi invito a pregare la Madonna con un’Ave Maria.

E insieme alla preghiera continuiamo a seguire le indicazioni base per la salute propria e di chi ci è accanto: mascherina a copertura del naso e della bocca, distanziamento fisico di 1 metro, sanificazione delle mani, controllo temperatura corporea prima di venire a scuola.

Avanti con gioia e impegno!

Don Claudio Belfiore

Direttore

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