Torino, 1 maggio 2023

Buongiorno carissime e carissimi giovani!

Oggi ti racconto due brevi storie. In mezzo le parole di Papa Francesco per la 60a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Nulla di più importante della tua vocazione.

«Due amici si ritrovarono dopo una lunga separazione. Uno era diventato ricco, l’altro era povero. Mangiarono insieme e rievocarono i ricordi comuni. Poi il povero si addormentò.

L’amico, colmo di compassione e di affetto, prima di partire gli lasciò accanto al letto un grosso diamante di valore inestimabile. Nella notte il giovane povero ebbe un sonno agitato e con il braccio lo fece cadere. Al risveglio il povero non lo vide e continuò la vita di sempre.

Un anno dopo le circostanze fecero nuovamente incontrare i due amici, e vedendo che l’amico era ancora in miseria gli disse: «Dimmi, come hai fatto a non vedere il tesoro che ti ho lasciato?».

Sicuro di aver trovato tutti i “tesori” che sono nella tua vita? Tutti l’abbiamo, anche più di uno. Li abbiamo ricevuti dai nostri genitori, dagli amici, da Dio, nel corso della nostra crescita. Sono i tuoi talenti, unici perché non paragonabili a quelli di un altro. Se pensi di non averne, forse sei stato sbadato nel cercare. Forse anche tu li hai fatti cadere. Gesù ti ha dato tanti talenti.

Così ha scritto Papa Francesco nella lettera del 30 aprile, riportando la sua esperienza:

«Nel corso della nostra vita la chiamata di Dio (la vocazione) ci raggiunge, per l’azione dello Spirito Santo, in maniera sempre nuova, illumina la nostra intelligenza, infonde vigore alla volontà, ci riempie di stupore e fa ardere il nostro cuore. A volte addirittura irrompe in modo inaspettato. È stato così per me il 21 settembre 1953 quando, mentre andavo all’annuale festa dello studente, ho sentito la spinta ad entrare in chiesa e a confessarmi. Quel giorno ha cambiato la mia vita e le ha dato un’impronta che dura fino a oggi.

Però la chiamata divina al dono di sé si fa strada man mano, attraverso un cammino: a contatto con una situazione di povertà, in un momento di preghiera, grazie a una testimonianza limpida del Vangelo, a una lettura che ci apre la mente, quando ascoltiamo una Parola di Dio e la sentiamo rivolta proprio a noi, nel consiglio di un fratello o una sorella che ci accompagna, in un tempo di malattia o di lutto…La fantasia di Dio che ci chiama è infinita».

«L’inferno era al completo. Fuori dalla porta un lunga coda. “È rimasto solo un posto libero”, disse il diavolo. E si mise a cercare il peggiore di tutti. Ne notò uno, strano all’apparenza.

“Che cosa hai fatto tu?”, gli chiese. “Niente. Io sono buono, c’è stato sicuramente un errore”. “Hai fatto certamente qualcosa. Tutti fanno qualcosa!”, ghignò il diavolo. “Ah, lo so bene”, disse l’uomo convinto. “Io mi sono sempre tenuto alla larga dai guai. Ho visto uomini che perseguitavano altri uomini, ma non ho partecipato a quella folle caccia. Lasciano morire di fame i bambini e li vendono come schiavi. Non fanno che escogitare inganni e sfruttamenti. Io non ho fatto niente. Mai».

“Assolutamente niente?”, chiese il diavolo incredulo. “Sei sicuro di aver visto tutto?”. “Con i miei occhi!”. “E non hai fatto niente?”, ripeté il diavolo.  “No!”. Il diavolo ridacchiò: “Entra, amico mio. Il posto è tuo”.

Hai tanti talenti. C’è tanto bisogno. Cosa puoi fare? Cosa si aspetta il Signore da te?

Don Claudio Belfiore

Direttore