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Torino, 23 novembre 2020

Un trono degno del Re

La storia ci insegna, e film e serie TV ci mostrano con ricchezza di particolari fantasiosi, che la grandezza e la potenza di un Re sono ben visibili: reggia, esercito, armature, trono, dignitari e ricchezza mostrano quanto vale.

95 anni fa Papa Pio XI decise di istituire la solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, che è collocata a conclusione dell’anno liturgico (e infatti domenica prossima celebreremo l’inizio dell’Avvento). Mi incuriosisce questa festa perché non trovo i soliti segni di regalità: i discepoli di Gesù sono pochi e impauriti; alla sua destra e alla sua sinistra ci sono due ladroni; lo svestono di quell’unico indumento che aveva indosso, la tunica; ha una corona legnosa e appuntita; lo sbeffeggiano e maltrattano; e il suo trono è la Croce, così importante che è il segno che nel corso dei secoli ha identificato gli uomini e le donne del suo Regno.

Sono due modi opposti di vivere e mostrare la propria regalità: potenza, ricchezza e forza da una parte; povertà e debolezza dall’altra. Il Figlio di Dio, di Colui che ha creato tutto l’Universo, ha scelto la via semplice e umile del donarsi. Ha mostrato cosa conta per Dio e cosa vale veramente nella vita: l’amore. Tutto passerà, sarà un ricordo del passato e svanirà come neve al sole. Invece l’amore rimarrà per sempre e sarà l’eternità di chi si è lasciato guidare da esso.

Guardo la Croce, questo trono regale inusuale, e ne rimango affascinato, perché sprigiona amore, benevolenza, mitezza, perdono. Mi piace perché tiene insieme Dio e il prossimo, il Divino e l’Umano: un asse verticale, che unisce il Cielo e la Terra, e un asse orizzontale, che abbraccia tutti e tutto. È bello che in ogni casa ci sia una croce, a cui rivolgere ogni tanto il proprio sguardo.

Hai mai pensato a quanto sia semplice e meraviglioso il segno della croce? Lo immagino come il movimento di un direttore d’orchestra, preciso e armonico, fatto con cura ed eleganza. Non un movimento frettoloso e sbadato. È il gesto che mi inserisce nel cuore e nell’Amore della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. È il gesto che mette in gioco la mia persona: mente, cuore, tutto il corpo. È il gesto che mi ricorda fino a che punto Dio è disposto a volermi bene e quanto vale la mia vita: Gesù Figlio di Dio muore in croce per me e per tutti. È il gesto da cui imparo cosa rende bella ed eterna la mia vita: amare, perdonare, donarsi.

Mi piace Gesù, Re sul trono della Croce. Non è da film, ma lo sento vicino, veramente interessato alla gioia e alla riuscita della mia vita. E il segno della croce me lo ricorda quotidianamente.

Un anno fa, il 23 novembre del 2019 alle ore 10.45, il nostro caro don Nino si è presentato al cospetto del Re dell’Universo. Con il suo sguardo furbetto gli avrà raccontato di Cogne, del Cagliari, dell’Agnelli, dei libri… Ma ciò che conta, il vero tesoro della vita, è altro: la fraternità, l’amicizia, la generosità, la preghiera, l’amore donato… Ciao don Nino! Ricordati di noi!

 

Don Claudio Belfiore

Direttore

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