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alle loro famiglie

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Torino, 22 novembre 2021

Attendendo Gesù, insieme

Questa è l’ultima settimana dell’anno. Tranquilli, non ho sbagliato mese. È proprio così. Questa è l’ultima settimana dell’anno liturgico. Da domenica 28 novembre, per essere più precisi da sabato sera 27 novembre, inizia l’Avvento, inizia il nuovo anno liturgico, con quella sequenza che conosciamo: l’attesa di Gesù (Avvento), la nascita (Natale), a cui segue il tempo ordinario (la vita pubblica di Gesù), che vede al centro, il cuore dell’anno liturgico, il Triduo Pasquale, cioè i giorni della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.

La parola liturgia, che deriva dal greco antico, indica un’azione o insieme di azioni che riguardano il popolo. I primi cristiani hanno fatto propria questa parola, indicando con essa i riti, le celebrazioni e le preghiere del Popolo di Dio. Per questo parliamo di anno liturgico: al centro della storia e dello scorrere del tempo ci sono la fede in Dio e il Popolo di Dio. Lui e noi.

L’anno liturgico ha un ritmo diverso dall’anno civile, che ricomincia ogni 1 gennaio. E si distingue dal calendario scolastico, che inizia a settembre e finisce a giugno. In questi calendari non c’è un vero e proprio centro, un cuore pulsante. Ci sono parecchie feste, ma sono certo che i singoli cittadini le metterebbero in ordine di importanza molto diverso gli uni dagli altri. Il capodanno, ad esempio, non è una festa civile. È una tradizione di popolo che si è incrementata negli ultimi decenni. Però ha sicuramente ha un valore storico meno importante per la nostra Nazione della festa della Repubblica o dell’Anniversario della Liberazione.

Per i cristiani l’anno liturgico ruota attorno a due fuochi, ma il secondo di essi è quello centrale: il Natale e la Pasqua. Entrambi questi eventi centrali per la fede cristiana hanno un tempo che li precede (Avvento e Quaresima) e un tempo che li segue (tempo di Natale e tempo di Pasqua).

Personalmente mi preparo a vivere questo nuovo anno liturgico con le attese, le speranze e i desideri di ogni nuovo inizio. La liturgia parla di «Cieli nuovi e terra nuova»: desidero e chiedo un mondo meno inquinato e più vivibile, che sia casa di tutti gli uomini e le donne, di tutti i bambini e le bambine che sono sulla Terra. Desidero e chiedo che ci sia più fratellanza e solidarietà. Desidero e chiedo che si affrontino seriamente i problemi che affliggono la nostra umanità: la povertà, la sperequazione sociale, ogni tipo di sfruttamento e abuso, le guerre.

Voglio dare inizio a questo nuovo anno liturgico con l’invocazione di tutti i cristiani del mondo: «Vieni, Signore Gesù». Vieni e vivi in mezzo a noi. Vieni e agisci in noi e con noi.

Don Claudio Belfiore

Direttore

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