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Torino, 16 novembre 2020

Pregare …senza stancarsi mai

Mai avrei osato un paragone così ardito, perché Dio non è giudice disonesto. Non lo credo né l’ho mai sentito così. È Gesù stesso a presentare questo raffronto raccontando la parabola del giudice e della vedova (Lc 18,1-8). «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno» (v. 2). Gesù forza la mano e il pensiero e spinge il paradosso oltre ogni ipotesi. Alla fine questo personaggio, disonesto e menefreghista, ha dato ascolto alla vedova insistente. «E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?» (v. 7). Sì, dice Gesù. «Prontamente» (v. 8). Diamo uno sguardo alla vedova bisognosa e poi ritornerò su come e quando Dio risponde alla nostra preghiera.

«In quella città c’era anche una vedova, che andava dal giudice e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”» (v. 3). Il giudice si volta dall’altra parte e fa finta di nulla. Ma lei non demorde e insiste, senza stancarsi. C’è qualcosa che accomuna noi e la vedova bisognosa, anche se forse non è la caparbietà nel continuare a chiedere con insistenza. Di questi tempi non mancano i motivi per cui pregare: «Signore, allontana da noi questa pandemia!». «Signore, rendici forti e pazienti, per non cedere allo scoraggiamento e al pessimismo!». «Signore, aiuta chi è nella sofferenza e nella malattia!». «Signore, aiuta chi piange e soffre per la perdita dei propri cari!». Dove sta la differenza tra noi, che siamo nel bisogno, e la vedova bisognosa?

Ci manca la caparbietà, verrebbe da dire, cioè l’insistenza costante. Come mai non abbiamo ostinazione e costanza nel pregare, mentre invece ne abbiamo, ad esempio, quando c’è da ottenere un permesso per uscire o da convincere qualcuno nell’acquisto di un oggetto desiderato?

L’interrogativo con cui Gesù chiude la parabola sposta l’attenzione su ciò che fa la differenza nel chiedere: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (v. 8). Così ha commentato Papa Francesco: «Tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma Gesù ci assicura: a differenza del giudice disonesto, Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio, ad affidarci a Lui anche quando non ne comprendiamo la volontà» (Udienza generale del 25 maggio 2016).

Curiosità sul versetto 1: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai».  Il verbo greco tradotto “senza stancarsi” letteralmente può essere tradotto “senza incattivirsi”, cioè senza che il dolore diventi rabbia, rifiuto, incredulità, scetticismo. Prega chi ha fede. E cresce nella fede chi prega. Ci vuole fede a pregare quando non si viene ascoltati subito e nel modo in cui si chiede. Non sappiamo quando e come Dio risponderà, ma è certo che risponderà. Preghiamo e cresceremo nella fede. E ricordiamoci di pregare per chi è nel bisogno.

Don Claudio Belfiore

Direttore

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