A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

ai docenti e formatori

Torino, 11 gennaio 2021

Il punto di partenza

A inizio novembre 1831 Giovanni Bosco (così si chiama il nostro preside delle Superiori, ma in queste righe non parlo di lui) arriva a Chieri con un baule, dentro tutto il suo corredo. Per la prima volta il contadino dei Becchi vede una città e si avvicina a Torino, la capitale del Regno di Sardegna. Giovanni ha sedici anni, è un ragazzo maturo e responsabile, già abituato al lavoro, alla fatica e al sacrificio. Non ha ancora deciso di farsi prete, anche pensa che la sua direzione potrebbe essere quella. Per mantenersi e non gravare sulle spalle e sulle scarse finanze di mamma Margherita è disposto a pagarsi, almeno in parte, vitto e alloggio con il suo lavoro.

In Chieri, tra il 1831 e il 1835, dimorerà in quattro posti diversi. I primi due anni presso la signora Lucia Pianta: integra quel che manca al pagamento della pigione con l’aiuto nei lavori domestici e le ripetizioni al figlio. Per qualche tempo dorme nella stalla di un panettiere e gli accudisce la cavalla. Poi si sposta a vivere dal fratello della signora Pianta, titolare di una caffetteria e pasticceria, e lì serve i clienti, prepara dolci e bevande, fa le pulizie. Infine, nell’anno scolastico 1834-35, viene accolto dal sarto Tommaso Cumino al prezzo di 8 lire al mese (cfr il libro edito nel 2015 dalla Elledici, Don Bosco, scritto dagli Agasso pp. 35-36).

Rileggendo la vita di Don Bosco mi ha colpito questa vicenda. Ne colgo un valore umano universale: partire da quel poco che si ha e dal tanto che manca, per costruire il proprio futuro, senza piangersi addosso. Ecco un aspetto che considero fondamentale: ognuno di noi ha il proprio punto di partenza, ed  è questo il punto da dove cominciare il cammino per costruire il proprio futuro. Non quello che ci si immagina o che si vorrebbe. Ma quel che si è e si ha.

Scusate se accenno a situazioni personali, ma voglio rendere concreto il mio pensiero. Mi affascina e mi rende orgoglioso sapere di alcuni tra voi che hanno difficoltà, più o meno grosse, e non si arrendono, non sprofondano nel divano della pigrizia. Tra voi ci sono ragazzi/e che hanno (non sono) DSA o BES; altri hanno seri problemi per limiti fisici e storie personali; altri soffrono in cuor loro per la separazione o i litigi dei genitori, o per malattie o lutti in famiglia; altri vivono faticose carenze economiche. Tante situazioni che tutti vorremmo non ci fossero. Purtroppo ci sono. In tali situazioni guardo con ammirazione chi reagisce e non molla, si fa aiutare dalle persone vicine e mostra tenacia e voglia di farcela. Mi ricordano tanto Giovannino Bosco. Sono il più bel segnale che l’umanità avrà ancora futuro, perché c’è volontà e determinazione, c’è spirito di sacrificio, c’è voglia di fare qualcosa di bello per la propria vita.

In questo mese chiediamo a Don Bosco il dono e la grazia di un ardente desiderio di vita allegra e impegnata, di invitta costanza e fiducioso sacrificio. Il nostro mondo sarà più bello!

Don Claudio Belfiore

Direttore

Recent Posts