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alle loro famiglie

ai docenti e formatori

Torino, 10 maggio 2021

Pronti?   Via!

Torino Piazza Castello, sabato 8 maggio. Il Giro d’Italia n. 104 sta per partire: 184 corridori, gara a cronometro con distanza di 8,6 km, partenza dei ciclisti a distanza di un minuto uno dall’altro. C’è euforia, voglia di riscatto, di sfida e di successo. Coinvolge chi gareggia, ma anche chi ai bordi e lungo il percorso guarda e aspetta il veloce passaggio.

Il mio pensiero è volato a Mauro Berruto, recentemente nostro ospite alla presentazione dei prossimi lavori all’Agnelli. Vedendo i ciclisti alla partenza, tesi, concentrati, pronti allo sforzo massimo e determinati nella pedalata, ho ripensato al suo recente libro, Capolavori, che consiglio per la vostra lettura. Mesi, anni di preparazione, che si concentrano in pochi minuti/chilometri. Fare di un gesto semplice, il pedalare, un capolavoro. Ed è sempre una doppia sfida: prima di tutto con se stessi, perché ognuno conosce le proprie potenzialità e le proprie caratteristiche, ed è impegnato a gareggiare con se stesso, nel dare il meglio di sé, nel superarsi e rendere al massimo. E poi si gareggia con gli altri, nel tentativo di superare l’altrui abilità.

Perché parlare di capolavoro? Normalmente questo termine è legato a opere d’arte, testi letterari, composizioni musicali. Si applica anche all’ambito sportivo? Scrive Berruto: «I capolavori rispondono a un bisogno: trasportano i loro fruitori in territori dai quali sono attratti o incuriositi, ma che non conoscono… Nel mondo dello sport è ancor più evidente che la magnitudine di un campione è proporzionale alla sua capacità di far sognare moltitudini di persone».

Ci sono imprese che fanno sognare: scalare una vetta al colmo della fatica, tagliare il traguardo in volata, fare canestro allo scadere dei secondi, parare un tiro improvviso e insidioso, murare a rete un’azione di attacco, recuperare la prima posizione all’ultima vasca… A ben vedere si tratta di fare bene un gesto: pedalare, tirare, schiacciare, fare canestro, nuotare. Mi spingo oltre, e ci credo profondamente: studiare, progettare, costruire, inventare… Perché tutti noi siamo capaci e siamo chiamati a fare capolavori. Nessuno escluso. Gesti che fanno sognare.

Scrive ancora Berruto: «Fare bene un gesto. Con la stessa cura, affetto e pienezza di significato con cui nella tradizione orientale si codificano rituali millenari. La cerimonia del tè, un’arte marziale, il tiro con l’arco o la calligrafia. Non c’è differenza». La vita è semplice e meravigliosa!

Con oggi la scuola superiore riparte al 100%. Il CFP ancora con ritmo alternato. È la volata finale. È il tempo a disposizione per portare a completamento il proprio capolavoro di studio e di formazione. Una sfida con se stessi, innanzi tutto. I primi a meravigliarci di noi stessi possiamo essere proprio noi.

Buona settimana!

Don Claudio Belfiore

Direttore

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