A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

ai docenti e formatori

Torino, 1 novembre 2021

Buongiorno!

Molte famiglie in questi giorni avranno partecipato ad un momento di preghiera per i defunti. Forse sono di meno quelle che avranno celebrato con gioia la Solennità di tutti Santi. E qualcuno un po’ distratto si sarà dimenticato di entrambe le ricorrenze. Peccato, perché sono comenti che ci fanno comprendere il talento meraviglioso che abbiamo tra le mani: la vita, che ha una fine (evidente) e un fine (sorprendente). Ma l’ordine con cui le guardiamo non è indifferente, dice un senso, svela il mistero. Nel calendario prima viene la festa di tutti i Santi (1 novembre), poi viene la commemorazione dei defunti (2 novembre). Cronologicamente avviene il contrario: prima si muore e poi… qualcuno dice che c’è il nulla. Gesù insegna diversamente.

La vita non si ferma con la morte, non è la fine della nostra storia, non ha l’ultima parola. Come recita il famoso detto «si chiude una porta e si apre un portone». Anzi, si dischiude l’infinito! Dio ci ha creati per la vita non per la morte. Ci vuole santi, che è la pienezza di vita, di amore e di gioia. Provo a dire qualcosa di più: tra «l’al di qua e l’al di là» c’è la stessa differenza che c’è tra il bruco e la farfalla, tra il seme e la pianta. La morte non è il muro contro cui ci scontriamo e che conclude la nostra strada, ma è «un portone» attraverso cui entriamo nella vita piena e rinnovata. Il nostro lungo vivere, fosse anche più di 100 anni, è come una gravidanza di nove mesi di fronte all’eternità e alla completezza di vita a cui siamo chiamati e che ci viene donata.

A differenza della farfalla, del seme e della gravidanza, la nostra trasformazione/trasfigurazione non è spontanea. Giunge a pieno compimento solo se noi lo vogliamo. Quando siamo nati la prima volta, dal grembo di nostra madre, non abbiamo deciso nulla, non abbiamo fatto alcuna scelta, non ci siamo dovuti impegnare, né abbiamo fatto programmi e calcoli su quando e come venire alla luce. Invece, nella seconda nascita (ti faccio notare che ordinariamente il ricordo dei Santi cade nel giorno della loro morte, definita il giorno natale, il giorno della nascita al cielo) entrano in gioco la libertà, le azioni, tutto ciò che abbiamo fatto o non fatto di buono. Così lo ha espresso Sant’Agostino: «Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te».

Concludo riprendendo il testo di un canto liturgico: «Vivere la vita e generare ogni momento il paradiso è quello che Dio vuole da te». Un sorriso, un gesto di perdono, aiutare chi ha bisogno, perdonare e dimenticare il torto ricevuto, fare bene il proprio dovere, ringraziare e pregare Dio, essere onesti e sinceri, non rubare…: questi e tanti altri sono gesti che sicuramente aiutano a fare un po’ di paradiso su questa terra, ma contemporaneamente ci aprono il portone del Paradiso e realizzano il grande sogno di Don Bosco: «Ho solo un desiderio: vedervi felici nel tempo e nell’eternità».

Buona vita a tutti!

Don Claudio Belfiore

Direttore

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